martedì 9 settembre 2008

Il WWF sul potabilizzatore di Chieti: impianto inutile

Articolo da: I Colibrì, wwf provinciale di Chieti
Il potabilizzatore di Chieti costruito nel 2001 in località S. Martino e mai entrato in funzione ha "eroso" ben 20 milioni di euro. La struttura doveva avere la funzione di rendere utilizzabile le acque del fiume Pescara ad uso potabile. Ma nel 2004, solo nel 2004, si è scoperto che le acque del fiume Pescara sono troppo inquinate per essere utilizzate.
Durante la costruzione l’Aca chiese alla Asl di classificare le acque. Ma l’azienda sanitaria non rispose. Lo fece l' Arta, appunto, nel 2004. Qualcuno ipotizza che se le analisi fossero state fatte già nel 2001, la costruzione del potabilizzatore rischiava di essere interrotta, con la conseguente perdita dei finanziamento. La Magistratura sta indagando in tal senso.

«Quella del potabilizzatore è una storia incresciosa», dice Augusto De Sanctis del Wwf, «con uso di ingentissime risorse pubbliche che non hanno portato alcun beneficio alla collettività. Hanno prima costruito l’opera e solo dopo sono state avviate le analisi per vedere se effettivamente l’acqua poteva essere potabilizzata. Già dalle prime analisi del 2004 era evidente come le acque di questo fiume erano talmente inquinate da non rientrare in nessuna delle classi di qualità che rende possibile la potabilizzazione. Vi era sia inquinamento di tipo biologico (coliformi) sia di tipo chimico (fenoli, azoto e idrocarburi). Alcuni di questi parametri, come i fenoli e gli idrocarburi, erano oltre i limiti di decine di volte».

Il Wwf sottolinea l’assenza degli amministratori e dei politici e li accusa di incapacità di individuare le responsabilità di questo disastro. «Al di là degli aspetti giudiziari», si domanda De Sanctis, «nessuno tra gli amministratori sente il dovere civico di chiedere le dimissioni di chi ha governato gli enti coinvolti in questo ennesimo scandalo?». Il Wwf denuncia come tutto il sistema dei controlli e della prevenzione sia di fatto fallito. «Abbiamo avanzato proposte concrete per una riforma del sistema», scrive De Sanctis, «che renda possibile concretamente il controllo di questi enti da parte dei cittadini. Nessun amministratore ci risponde. Eppure gli amministratori avevano ed hanno il dovere di denunciare eventuali inefficienze o, peggio, fatti che potrebbero avere rilevanza giudiziaria. Siedono nelle assemblee degli enti che gestiscono l’acqua. Cosa hanno fatto? Evidentemente non si persegue l’interesse pubblico ma l’interesse di parte. E ora siamo al disastro».
claudall

Nessun commento:

Loading...