lunedì 15 settembre 2008

Ambientalismo e ambientalisti

Mi definisco una ambientalista, nel senso che sono molto sensibile ai problemi del nostro territorio. Mi fanno ridere coloro che sostengono “l'ambientalismo non mi interessa”, reputando una qualsivoglia idea di “badare a cose più concrete”. Cosa c'è di più concreto del luogo in cui viviamo? L'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo, il cibo che mangiamo non sono “ambiente”?
Gli ambientalisti sono classificati “di sinistra”, senza capire che l'ambiente non è né di destra né di sinistra, né di nessun partito politico. Le persone dovrebbero capire che fare la raccolta differenziata, per esempio, non è una “scocciatura” dovuta ad un obbligo imposto dal proprio comune, ma un dovere civico e morale verso noi stessi e verso i nostri figli, che abiteranno questi luoghi dopo di noi. Gli scandali dell'immondizia, dell'acqua inquinata, delle discariche tossiche dimostrano al di fuori di ogni dubbio che esiste una ignoranza generalizzata su questi temi, alimentata da interessi economici che calpestano ogni logica. E' infatti logico che se nascondiamo i nostri rifiuti interrandoli indiscriminatamente qua e là, quelle sostanze andranno prima o poi a finire nell'acqua che beviamo e nel cibo che mangiamo. Non capisco come facciano a dormire la notte i responsabili di questi scempi, o anche solo coloro che hanno visto ma hanno taciuto.
Il nostro paese è pieno di “scandali”, e la nostra regione ne ha purtroppo dei grandi esempi. Alcuni dei reati ipotizzati nello scandalo della discarica di Bussi, ad esempio, si prescriveranno già nel prossimo anno. Come si può prescrivere un reato di tale portata? L'inquinamento del polo chimico risale a decenni fa, ma ciò non toglie importanza al problema, né la speranza in una soluzione adeguata. La mole del problema non giustifica la lentezza nelle soluzioni; quelle immense discariche tossiche sono ancora lì e continuano ad avvelenarci. Cosa stiamo aspettando?
Ci sono i tempi della giustizia.... i tempi della burocrazia.... ma nel frattempo cosa si sta facendo?
Soltanto gli “ambientalisti” si pongono il problema, lottano per le popolazioni coinvolte, studiano pagine e pagine di documenti per proporre soluzioni concrete al disastro che di dipana piano piano sotto i loro occhi. Hanno fatto un ottimo lavoro per il disastro dell'acqua inquinata ed hanno ottenuto la soddisfazione di veder indagati i presunti responsabili di quello scempio. E ora?
Non c'è pace per loro, di emergenze ambientali è pieno il mondo, e tutti i giorni basta girarci intorno, o solo respirare per renderci conto di quanto noi umani stiamo avvelenando noi stessi e il nostro mondo. E' vero, la cosiddetta civiltà non può purtroppo fare a meno di inquinare, ma la nostra coscienza ci può benissimo guidare verso alternative possibili, verso soluzioni che almeno danneggino il meno possibile il nostro territorio. Si parla tanto di inceneritori che dovrebbero risolvere il problema dei rifiuti, per esempio, ma nessuno si è mai chiesto dove vanno a finire quelle sostanze tossiche che andremo a bruciare? “Nulla si crea e nulla si distrugge: tutto si trasforma” si studiava a scuola.... Ora nelle scuole cosa si studia? I nostri ragazzi cosa imparano? Imparano forse a risparmiare l'uso della carta, o a gettarla nei contenitori della raccolta differenziata? Sfido chiunque abbia un figlio adolescente a dirmi dove suo figlio getta l'immondizia...
Gli ambientalisti servono, anche per coloro ai quali “non interessa”...
L'ambiente è la nostra casa, il nostro giardino, la nostra città, la nostra vita!
M.M.

Ce l'hanno data a bere

http://www.chietiscalo.it/celhannodataabere130908.html

Questo è il titolo del libro di Alessandro Biancardi e Alessandra Lotti, del sito PrimaDaNoi.it, nel quale è raccolta la storia dello scandalo dell'acqua avvelenata in Abruzzo.
Il libro ripercorre i fatti avvenuti prima e dopo la famosa estate senz'acqua del 2007, attraverso inchieste e documenti risalenti anche a molti anni prima. La vicenda del sito inquinato di Bussi infatti risale a tanti anni fa, quando quella zona era una fiorente zona industriale. La scoperta delle megadiscariche chimiche abusive ha scoperchiato il calderone di veleni che per anni sono stati sepolti in quel territorio, inquinando irrimediabilmente il nostro ambiente ed avvelenando la nostra acqua.
Mi trovo a metà libro, e più vado avanti nella lettura, più mi rendo conto di quale immenso scandalo è stato, e quale poca risonanza ha avuto sia tra l'opinione pubblica locale, sia a livello nazionale. Uno scandalo di tale portata avrebbe dovuto infatti rimbalzare in tutto il paese, per la sua immensa gravità. Invece è avvenuto qui in Abruzzo, ed in particolare nella nostra città sembra davvero che tutti dormano, che non si voglia dare il giusto peso a questo triste passato. In realtà non è tanto “passato”, visto che l'emergenza idrica continua anche quest'anno e che al vertice dell'azienda acquedottistica siede ancora la stessa persona, tra l'altro coinvolta nella indagine della magistratura. Nel libro ci sono i nomi, i luoghi, i fatti. Nei tribunali i fascicoli delle indagini. Nelle nostre case rimangono i nostri dubbi, che sgorgano come l'acqua dai nostri rubinetti.
Cosa abbiamo bevuto in tutti questi anni? Perchè non siamo stati avvertiti di quello che stava accadendo? Perchè continua l'emergenza idrica? Di chi sono le responsabilità di quanto accaduto, e perchè non pagano? Perchè non sappiamo niente della indagine epidemiologica richiesta più volte dalle associazioni? Perchè non si seguono i suggerimenti delle associazioni stesse, che in tutta la vicenda hanno dimostrato di essere molto più competenti degli enti “ufficiali”? Perchè le analisi dell'acqua non sono ancora state messe a disposizione di tutti, come avevano promesso? Perchè ad oggi, settembre 2008, il Comune di Chieti non ha ancora comunicato ai suoi cittadini, con chiarezza, a che punto sono le indagini e cosa si sta facendo per assicurarci un'acqua “buona”? Perchè solo di recente la “questione acqua” è approdata in Consiglio Comunale, e soltanto per alimentare le beghe tra partiti, tra botta e risposta incomprensibili di comunicati stampa? Perchè non si è dato seguito alla delibera consiliare n. 465 del 17/12/2007, nella quale il Comune si impegnava ad informare i cittadini, sollecitare e seguire lo studio epidemiologico, costituirsi parte civile nel procedimento penale in corso?
Perchè il Comune non ha risposto e non risponde alle domande dei cittadini e delle associazioni, con fatti e documenti e non con chiacchiere, sui dubbi sulla qualità dell'acqua distribuita in città?
Perché non è stata fatta chiarezza sui pozzi di San Martino, sui pozzi del Vomano, che hanno alimentato la fornitura dell'acqua cittadina? Perchè anche sul Potabilizzatore di San Martino è stata necessaria una indagine della forestale per far luce sulla montagna di euro spesi inutilmente dalla amministrazione? Questo è il paese in cui nessuno paga, tranne i cittadini inermi e maleinformati che hanno bevuto inconsapevoli litri e litri di acqua avvelenata...

Per chi volesse documentarsi il libro è disponibile a questi indirizzi. Diamo una mano a chi si è impegnato con volontà e costanza a far luce su questo incredibile scandalo.
http://www.primadanoi.it/modules/news/article.php?storyid=2346
http://www.ilmiolibro.it/libro.asp?id=23327


Articolo del 13 settembre 2008

Chietiscalo.it scrive al Sindaco Ricci

Chieti è tutta un cantiere. A prima vista questa affermazione rappresenterebbe un concetto da considerarsi positivamente sotto l’aspetto della volontà di sistemare una città che cadeva e cade ancora oggi letteralmente a pezzi, ma presenta allo stesso tempo un rovescio della medaglia assolutamente non trascurabile: i cantieri durano un’eternità. La Giunta Ricci verrà ricordata dai cittadini come quella che nell’ultimo decennio ha avviato più cantieri, ma allo stesso tempo verrà ricordata come la Giunta delle incompiute, tanti sono i cantieri aperti e tanti sono quelli che non hanno mai visto il termine dei lavori.

Chieti Scalo alla stregua di Chieti Alta soffre dei problemi legati alle continue deviazioni del traffico a causa della chiusura di questa o quella strada; soffre del problema delle polveri sollevate dalle auto in transito nei pressi dei cantieri, del caos creato dal traffico impazzito; soffre per la pericolosità di marciapiedi e strade lasciate con buche assurdamente non segnalate; soffre per i materiali di risulta abbandonati dappertutto; soffre per lavori fatti e rifatti a seguito di errori in fase di progettazione o in fase di costruzione come ad esempio gli attraversamenti pedonali di via Ortona. Questi sono solo alcuni esempi di ciò che i cittadini sono costretti a subire quotidianamente. Ce ne sarebbero tanti altri, ma credo sia inutile esporli adesso, tanto sono sotto gli occhi di tutti. Bene, in questa situazione ci troviamo senza dubbio di fronte ad una maldestra programmazione ed altrettanto pessima organizzazione dei lavori pubblici, sicuramente necessari, ma che andavano effettuati comunicando meglio ai cittadini i tempi e le modalità di esecuzione degli stessi in modo da paralizzare meno la città creando minori disagi possibili.

I commercianti delle strade interessate dai lavori hanno atteso e sopportato pazientemente fino ad oggi mille disagi oltre che la naturale perdita di incassi. I cittadini allo stesso modo dei commercianti hanno sopportato in silenzio, ma sia per gli uni che per gli altri la continua interruzione dei lavori suona come una beffa, anzi, come una vera e propria presa in giro. A fine agosto il Consigliere Comunale, Dott. Mario Colantonio, capogruppo di AN, trattò in una interrogazione al Sindaco, il problema dell’abbandono del cantiere di via Ortona - via Caduti sul Lavoro, evidenziando i problemi di un cantiere fermo, con marciapiedi impraticabili e con situazioni di pericolo per pedoni ed automobilisti; forse delle risposte sono state date, ma piacerebbe anche ai cittadini conoscerle, dato che sono quelli che in fondo pagano con le tasse ciò che il Comune fa realizzare e che sono sempre loro a subire le conseguenze della cattiva organizzazione della macchina comunale.

Oltre al danno, quindi, anche la beffa.

I cittadini sono ben felici di sapere che la Giunta mette in cantiere tanti lavori che domani daranno luogo a maggiore vivibilità, ma vorrebbero tempi certi circa l’esecuzione degli stessi. Vorrebbero inoltre che i cantieri venissero finiti una volta per tutte, e non lasciati incompiuti come è stato per via Avezzano che non ha ancora visto piazzati gli ultimi dissuasori previsti dal progetto, a 18 mesi dal collaudo e riconsegna.

Nel caso dei lavori di via Ortona, via Vasto e via Caduti sul Lavoro, chietiscalo.it vorrebbe porre alcuni quesiti al Sindaco Ricci ed all’Assessore Febo:

* Sig. Sindaco e Sig. Assessore, siete consapevoli dello stato in cui versano i cantieri di Chieti ed i particolare quelli citati?
* Verranno presi provvedimenti d’urgenza per cercare di mettere fine al calvario dei cittadini facendo riprendere i lavori nei cantieri sospesi?
* E’ possibile conoscere la data del termine lavori?
* Quali misure prevedete per alleviare i disagi delle attività commerciali, vere vittime dei cantieri infiniti?
* E’ previsto uno sconto sui tributi (tassa rifiuti, ecc.) per coloro che hanno subito sulla propria pelle i disagi ed il danno economico causato dalla perdita della clientela?

Cordialmente.

Chietiscalo.it

Vittorio Ramundi

giovedì 11 settembre 2008

Video da EmergenzAmbienteAbruzzo

video dal Blog di Grillo

questo video è stato pubblicato sul blog di Beppe Grillo


Incendio discarica Chieti Scalo

mercoledì 10 settembre 2008

COMUNICATO STAMPA WWF DEL 10/09/2008

Sulla prima pagina del Corriere della Sera di oggi lo scandalo del potabilizzatore di Chieti

Oggi il Corriere della Sera rilancia in prima pagina lo scandalo del potabilizzatore di Chieti, costato decine di milioni di euro e mai entrato in funzione a causa dell'inquinamento del fiume Pescara accertato solo dopo l'avvenuta costruzione dell'opera..
Dichiara Dante Caserta, presidente regionale del WWF “Una regione ricchissima di acqua si pone all'attenzione dei media nazionali non per la corretta gestione di questa risorsa strategica ma per il disastro in cui versa il servizio idrico integrato. Uso di acqua contaminata, sperpero enorme di risorse pubbliche, perdite incontrollate nelle reti che costituiscono oltre il 50% dell'acqua captata, il 25% dei controlli sui depuratori irregolari: il sistema è ormai fallito. Purtroppo solo l'azione meritoria della Magistratura e della Forestale sta scoperchiando questa situazione in cui a rimetterci sono i cittadini che pagano per un servizio a volte inesistente e l'ambiente che viene inquinato oppure sfruttato senza ragione. Dobbiamo stigmatizzare l'assenza di una reazione di amministratori e politici, forse perché questi problemi sono stati creati da loro. Evidentemente nella classe dirigente non esistono gli anticorpi per reagire con la dovuta fermezza per isolare e fermare chi ha dimostrato di non sapere gestire la cosa pubblica. Devo constatare che non è cambiato nulla nei sistemi di controllo e prevenzione nonostante la mia associazione abbia presentato una serie di proposte concrete, con tanto di articolato, per rendere democratico, efficiente, sostenibile e trasparente il Servizio Idrico Integrato. Non abbiamo avuto nessuna risposta.”

martedì 9 settembre 2008

Il WWF sul potabilizzatore di Chieti: impianto inutile

Articolo da: I Colibrì, wwf provinciale di Chieti
Il potabilizzatore di Chieti costruito nel 2001 in località S. Martino e mai entrato in funzione ha "eroso" ben 20 milioni di euro. La struttura doveva avere la funzione di rendere utilizzabile le acque del fiume Pescara ad uso potabile. Ma nel 2004, solo nel 2004, si è scoperto che le acque del fiume Pescara sono troppo inquinate per essere utilizzate.
Durante la costruzione l’Aca chiese alla Asl di classificare le acque. Ma l’azienda sanitaria non rispose. Lo fece l' Arta, appunto, nel 2004. Qualcuno ipotizza che se le analisi fossero state fatte già nel 2001, la costruzione del potabilizzatore rischiava di essere interrotta, con la conseguente perdita dei finanziamento. La Magistratura sta indagando in tal senso.

«Quella del potabilizzatore è una storia incresciosa», dice Augusto De Sanctis del Wwf, «con uso di ingentissime risorse pubbliche che non hanno portato alcun beneficio alla collettività. Hanno prima costruito l’opera e solo dopo sono state avviate le analisi per vedere se effettivamente l’acqua poteva essere potabilizzata. Già dalle prime analisi del 2004 era evidente come le acque di questo fiume erano talmente inquinate da non rientrare in nessuna delle classi di qualità che rende possibile la potabilizzazione. Vi era sia inquinamento di tipo biologico (coliformi) sia di tipo chimico (fenoli, azoto e idrocarburi). Alcuni di questi parametri, come i fenoli e gli idrocarburi, erano oltre i limiti di decine di volte».

Il Wwf sottolinea l’assenza degli amministratori e dei politici e li accusa di incapacità di individuare le responsabilità di questo disastro. «Al di là degli aspetti giudiziari», si domanda De Sanctis, «nessuno tra gli amministratori sente il dovere civico di chiedere le dimissioni di chi ha governato gli enti coinvolti in questo ennesimo scandalo?». Il Wwf denuncia come tutto il sistema dei controlli e della prevenzione sia di fatto fallito. «Abbiamo avanzato proposte concrete per una riforma del sistema», scrive De Sanctis, «che renda possibile concretamente il controllo di questi enti da parte dei cittadini. Nessun amministratore ci risponde. Eppure gli amministratori avevano ed hanno il dovere di denunciare eventuali inefficienze o, peggio, fatti che potrebbero avere rilevanza giudiziaria. Siedono nelle assemblee degli enti che gestiscono l’acqua. Cosa hanno fatto? Evidentemente non si persegue l’interesse pubblico ma l’interesse di parte. E ora siamo al disastro».
claudall

domenica 7 settembre 2008

Comuni: padroni a casa nostra! (dal blog di Grillo)

Dal Blog di Grillo:

Gli incontri dei consigli comunali sono pubblici. Possono essere filmati e resi disponibili ai cittadini non presenti. Si entra in sala, si dichiara che si vuole riprendere la seduta e si filma. Nei consigli comunali si decide il nostro futuro dall’acqua alla sanità, dalla scuola all'ambiente. I consiglieri comunali sono nostri dipendenti e come tali devono rendere conto pubblicamente delle loro azioni.
Quello che scrivo non è rivoluzionario. Se lo leggesse uno spagnolo o un americano alzerebbe il sopracciglio, penserebbe che sono cose scontate. A Los Angeles i “City Council meetings”, un equivalente dei nostri consigli comunali, sono trasmessi in diretta via cavo dalla televisione Canale 35 e su Internet. L’informazione è un servizio pubblico. Il dibattito comunale è pubblico. Le decisioni prese sono pubbliche. I sindaci e gli assessori che vietano le riprese in aula hanno un concetto privatistico della politica. Non si rendono conto che il loro stipendio è pagato da coloro che vogliono filmarli e, quindi, controllarli. I Comuni dovrebbero filmare direttamente gli incontri consiliari e renderli visibili in diretta e on line. E accettare i commenti dei cittadini in Rete.
Sindaci e assessori, cosa avete da nascondere? Gli euro che vi permettono di sbarcare il lunario o, più spesso, di vivere alla grande ve li danno i cittadini. Quando entrano in Consiglio con la telecamera dovreste accoglierli con un tappeto rosso. Sono i padroni che vengono a farvi visita. I vostri veri riferimenti. Se voi li fate cacciare dalla Polizia o dai Carabinieri (ma a che titolo potete farlo?), loro devono ritirarvi il mandato.
Invito tutti i MeetUp a filmare gli incontri dei consigli comunali e a metterli in rete su YouTube con il tag: “Fiato sul collo”. Il blog li farà vedere tutti, uno ad uno.
Per le amministrative del 2009 dobbiamo sapere quali assessori e sindaci sono dalla parte dei cittadini e della libera informazione. E quali sono invece i servi ben pagati dei partiti. Chi vieta le riprese non deve più essere votato. Loro non molleranno mai, noi neppure.

Acqua a Chieti: non c'è emergenza?

Continua la bagarre dell'acqua nella nostra città, tra comunicati stampa e lotte di partito. Giunta e opposizione si battono sugli organi di stampa, lasciando però i cittadini lo stesso all'”asciutto”.
In questi giorni numerose sono state le conferenze stampa tenute al Comune di Chieti.
In un articolo apparso su PrimaDaNoi ho letto con sconcerto e stupore: “L'Amministrazione minimizza: «è vero che dobbiamo questa cifra, ma sarà recuperata con le bollette che stanno per arrivare».”(http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=16574)
Si riferisce al presunto debito del Comune nei confronti dell'ACA, per il quale si sono aperte numerose contestazioni. Il Sindaco ha dichiarato, nel comunicato del 29 agosto scorso che: «Il Consigliere Di Primio non sa quello che dice quanto afferma che l’ACA sia pronta a richiedere al Comune di Chieti una cifra per svariati milioni di Euro per la manutenzione e la distribuzione dell’acqua nel corso di quest’ultimo anno.» e ancora, nello stesso comunicato: «Voglio rassicurare i cittadini di Chieti, che quest’estate hanno vissuto il disagio di una fornitura idrica a singhiozzo, che non ci saranno anche ripercussioni economiche da questa vicenda.»
Il consigliere Di Primio ha inviato oggi una interrogazione, alla quale il Sindaco è invitato a rispondere nel prossimo Consiglio Comunale.
Nella premessa, oltre all'elenco delle delibere relative alla questione acqua, si dichiara che: “secondo gli accordi con l'ATO-ACA, le reti ed il personale dal primo settembre sono gestiti dal Comune mentre la fornitura di acqua continua ad essere effettuata dall’ACA; ...l’ACA ha comunicato con lettera inviata a mezzo fax il 29 agosto 2008 e protocollata il successivo 1 settembre, di essere creditrice nei confronti del Comune della complessiva somma di € 7.647.565,00...; il Sindaco e l’assessore Febo, hanno pubblicamente dichiarato di non dover nulla all’ACA ma, addirittura di essere creditori nei confronti dell’ente gestore; ...ad oggi non è ancora noto se nell’emettere il ruolo per il pagamento dell’acqua, di competenza del Comune dopo la riacquisizione dall’ATO-ACA, ai cittadini verranno attuate le tariffe del vecchio gestore ACA (ma ancora fornitore) o quelle del nuovo-futuro gestore delle reti SASI.”.
L'interrogazione prosegue con le richieste. Tra di esse: “quali somme sarebbero dovute dall’ACA al Comune di Chieti ed a che titolo dovrebbero essere versate dall’ente gestore in favore del Comune; per quale ragione il Comune non ha provveduto a pagare all’ACA la fornitura di acqua per l’anno 2006;come intende l’Amministrazione provvedere al pagamento della somma di somma di € 7.647.565,00; per quale ragione il Comune non ha provveduto a pagare all’ACA la fornitura di acqua per l’anno 2006; con quali mezzi intende l’Amministrazione provvedere alla gestione delle reti sino al conferimento delle stesse nel nuovo ATO Chietino; come intende l’Amministrazione provvedere al pagamento della somma di somma di € 7.647.565,00” ...E poi delle richieste relative alla fonte di Rocca di Ferro.
Mi chiedo: come mai tutta questa “attenzione” per l'acqua, visto che il Comune non si è impegnato così tanto nemmeno in piena emergenza idrica l'anno passato? Come mai, nonostante abbiano sempre dichiarato che non c'era “emergenza” l'acqua continua a mancare? Come mai, nonostante le delibere e comunicati, non si fa realmente chiarezza e non si dice davvero le cose come stanno ai cittadini di Chieti? Perché i politici continuano a nascondersi dietro la confusione creata dai loro battibecchi mediatici? Dov'è la verità? Di chi è la colpa della nuova emergenza? Perchè i cittadini di Chieti continuano a non avere l'acqua?
Queste ed altre sono le domande che vengono spontanee alla luce degli ultimi risvolti. Oggi sul centro c'era un articolo sul Potabilizzatore di San Martino a Chieti. 14 sono gli enti ritenuti responsabili nella relazione inviata dalla Forestale alla procura della Corte dei Conti.
Chieti “fa acqua” da tutte le parti, ma sul potabilizzatore, per esempio, nessuno sapeva niente.
Pochi si sono chiesti cosa fosse quella “cattedrale nel deserto”, a cosa servisse, e quanti soldi erano stati spesi inutilmente. Ora finalmente lo sappiamo, e, come per il disastro di Bussi, la Forestale ha fatto il suo dovere. Le segnalazioni dei cittadini e delle associazioni troppo spesso sostituiscono le istituzioni, che dovrebbero essere le principali responsabili della nostra tutela. Il Meetup di Chieti aveva richiesto al Comune, a mezzo stampa, chiarificazioni sul potabilizzatore. Ovviamente non aveva avuto nessuna risposta. Il WWF di Chieti ha chiesto chiarezza sull'acqua: non ha avuto risposta. Dalla segnalazione del WWF abruzzese è partito lo scandalo dell'acqua di Bussi, dallo stesso le segnalazioni sull'inquinamento della Val Pescara, dei fiumi Saline ed Alento, dei pozzi del Vomano, questi ultimi utilizzati, con l'apposizione dei filtri, anche questa estate per l'approvvigionamento idrico della nostra città.
Ma non c'è emergenza idrica, vero?
L'amministrazione è sempre attenta alla salute dei suoi cittadini, vero?
I cittadini di Chieti protestano per la mancanza d'acqua: non sarebbe il caso di farsi sentire? Cittadini, andiamo a protestare nei consigli comunali, andiamo a far sentire la nostra voce!!!
L'emergenza idrica c'è, eccome!!!!
M.M.

Articolo del 6 settembre 2008

sabato 6 settembre 2008

Comunicato stampa WWF del 5/9/2008

Altro che “terrorismo ambientalista”… da bonificare è tutta la Val Pescara!

La situazione di inquinamento della Val Pescara è finalmente esplosa in tutta la sua gravità, facendo emergere una realtà che le denunce del WWF, purtroppo rimaste inascoltate, avevano segnalato dettagliatamente. La Regione Abruzzo ha convocato per lunedì prossimo 8 settembre a Pescara una riunione con tutti gli enti per valutare una nuova perimetrazione del Sito di Bonifiche Nazionali di Bussi istituito appena due mesi fa con un decreto dal Ministro dell’Ambiente*

Il WWF era stata l’unica voce che nelle due conferenze dei servizi propedeutiche alla perimetrazione del sito svoltesi a Pescara e al Ministero dell’Ambiente aveva sostenuto la necessità di operare una perimetrazione ampia che comprendesse tutta l’asta del fiume Pescara fino alla foce. L’associazione aveva inviato due note ben circostanziate al Ministero dell’Ambiente a settembre ed ottobre 2007 (2007_perimetrazione_sito 2007_integrazione_perim._sito) denunciando la gravissima situazione ambientale dell’area, con tanto di dati e fotografie tratte da google earth che testimoniavano l’ampiezza dei fenomeni di scarico. Inoltre diversi comunicati stampa erano stati diffusi per sensibilizzare l’opinione pubblica e gli amministratori locali rispetto a questa esigenza. Il silenzio delle amministrazioni provinciali e dei comuni della bassa Val Pescara, e in particolare Chieti e Pescara fu assordante. La Regione Abruzzo e poi il Ministero accolsero quindi parzialmente le indicazioni del WWF, includendo almeno gli sbarramenti sul fiume Pescara che avevano potuto fungere da trappola di sedimenti inquinati provenienti da monte (cosa che, peraltro, era sfuggita agli enti e che solo le segnalazioni dell’associazione avevano evidenziato!).

Una posizione miope che fu pubblicamente stigmatizzata dall’associazione, perché non si prendeva atto della situazione ambientale sul terreno, non si capiva l’importanza di includere i due capoluoghi nella conferenza dei servizi che dovrà gestire il Sito di Bonifiche Nazionale anche per i finanziamenti e non si sfruttava l’occasione della perimetrazione di un Sito di Interesse Nazionale per far emergere in tutta la sua gravità la situazione di inquinamento ambientale delle aree attorno al fiume fino alla foce, nota a chiunque avesse avuto la voglia di andare a fare anche solo una passeggiata sul fiume.

Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo “Quanto sta accadendo ha del clamoroso ed evidenzia non solo la pressoché generale impreparazione delle amministrazioni nell’affrontare i problemi ambientali ma anche una sconsiderata volontà di sottacere una realtà di inquinamento esplosiva privilegiando interessi di parte rispetto agli interessi collettivi. Finalmente è esploso in tutta la sua gravità il problema dell’inquinamento delle aree lungo il fiume Pescara e delle aree industriali circostanti, situazione denunciata da anni dall’associazione. Tutti i dati erano concordi, visto che tra il 2004 e il 2007 l’ARTA ha accertato valori di inquinamento delle falde nella bassa Val Pescara di decine di migliaia di volte superiore ai limiti di legge per sostanze cancerogene come il tetracloroetilene. Fino all’ultimo gli enti locali hanno preferito pensare ad altro e tacere, non fermando il degrado delle aree golenali e industriali che risultavano essere del tutto fuori controllo, un far west ambientale dove chiunque poteva scaricare illegalmente, di giorno e di notte. Il via vai di camion lungo le stradine golenali era continuo e tante volte abbiamo chiesto invano la chiusura di queste vie d’accesso e la sorveglianza più stretta. Anche il sistema industriale per troppo tempo ha preferito guardare ai profitti piuttosto che pensare ad una gestione corretta di tutto il ciclo produttivo, comprendendo un’idonea gestione dei rifiuti e dei processi industriali. Ora in tutta fretta le aziende procedono all’autodenuncia, per evitare sanzioni importanti. Ora si scopre che i rifiuti sono sotterrati direttamente nella falda. E’ veramente grave quanto accaduto, per l’ignavia delle amministrazioni e il mancato appoggio alle nostre circostanziate valutazioni. Si potrebbe dire “meglio tardi che mai”!
Ora bisogna assolutamente procedere ad includere tutta la Val Pescara ed anche un tratto a mare nel SIN, affrontando finalmente una realtà che è gravissima, ben distante dall’immagine di Abruzzo felix che qualcuno ancora oggi vuole veicolare.


Ulteriore documentazione su:
http://www.marelibero.net/2008/09/altro-che-terrorismo-ambientalista-da-bonificare-e-tutta-la-val-pescara/

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