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mercoledì 31 dicembre 2008

Comunicato stampa sull'amianto a Ortona


amianto ad Ortona ?

Coordinamento per la tutela della costa teatina

Comunicato stampa del 30 dicembre 2008
(qui l'articolo)

Discarica di amianto, no degli ambientalisti!!

Si estende il fronte del no alla discarica di amianto, dopo l’avvio della procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale) da parte della Regione Abruzzo. Il progetto è quello presentato dalla Smi (Società meridionale inerti), nel giugno 2007 con l’obiettivo di adeguare la discarica di inerti esistente e già autorizzata, di contrada Pincione, (Comune di Ortona), alla normativa di riferimento, il D.L.vo n.36/03; da impianto di rifiuti pericolosi in discarica di rifiuti non pericolosi monodedicata contenenti amianto in matrici cementizie. Arriva un “no” motivato degli ambientalisti aderenti al Coordinamento della Costa Teatina, che nei giorni scorsi si sono recati alla Regione Abruzzo, Direzione Parchi, per un summit con il responsabile dell’ufficio rifiuti Franco Gerardini, il quale ha illustrato i complessi passaggi dell’iter autorizzativi. Gli ambientalisti, hanno poi esaminato lo SIA (Studio di Impatto ambientale) presentato dalla società Smi, e pubblicato sul sito della Regione Abruzzo lo scorso 23 dicembre. “In base a quanto esposto dalla società Smi nello studio, si può tracciare una fotografia inquietante delle modalità gestionali dello smaltimento di amianto che si intende realizzare- spiegano Pasquale Colantonio e Fabrizia Arduini, rappresentanti del coordinamento per la Tutela della Costa Teatina- per cui i documenti attualmente messi a disposizione per la visione, ci inducono ad essere chiaramente contrari all’apertura della discarica. Lo SIA- aggiungono- è l’atto fondamentale in base al quale si rilasciano i pareri tecnici da parte degli Enti; ebbene lo studio oltre a violare palesemente i criteri di localizzazione di cui all’Allegato 1 del D.Lgs 36/03, non rispetta neanche alcune direttive in materia di realizzazione e gestione di discariche per rifiuti costituiti da materiali di matrice cementizia contenenti amianto emanati ultimamente, dalla Giunta Regionale. Nello SIA, al fine di evitare qualsiasi possibile trasporto aereo delle fibre, non è stato allegato uno studio riferito alla direttrice dei venti dominanti; tale direttrice è stabilita sulla base di dati statistici significativi dell’intero arco dell’anno e relativi ad un periodo non inferiore a cinque anni. Inoltre, abbiamo riscontrato una incoerenza con l’art.4 del D.L.vo n°59/05, riferito alle Migliori Tecniche Disponibili adottate, nell’allestimento della barriera geologica di fondo. Lo studio elaborato dalla Smi, prevede solamente una ricopertura delle superfici della discarica esistente, con uno strato di argilla, senza prevedere nessuna intervento al piano di posa, posto al di sopra del tetto dell’acquifero. In sostanza, è insufficiente l’intervento previsto dalla Smi, per evitare rischi di impatto sull’ambiente idrico. Inoltre,-aggiungono gli ambientalisti-
La zona è a vocazione agro-alimentare, e quindi la discarica metterebbe a rischio oliveti e vigneti. Lo Sia, in aggiunta è incoerente anche con il nuovo Piano Regionale Rifiuti adottato lo scorso anno, rispetto ad alcuni indicatori, come la distanza dell’impianto dai centri e nuclei abitati, le prime abitazioni distano infatti 600 metri. Infine, viene enunciato in modo approssimativo, nello studio, l’iter da seguire nelle operazioni di smaltimento. La normativa, di riferimento, la L.257 del marzo 92, prevede che il primo insaccaggio venga effettuato all’interno dell’area rossa (sacchi R con etichetta amianto), una uscita a 3 stadi con lavaggio nel 2° stadio,il doppio insaccaggio nel 3° stadio e posa nei BIG BAG, poi il trasporto nel deposito temporaneo (max 3 mesi di permanenza). I cittadini-concludono Colantonio e Arduini- devono essere gli attori principali di questa faccenda, in realtà sino adesso sono stati scarsamente informati e stimolati alla partecipazione attiva. L’apertura di una discarica di amianto è una questione molto complessa: L’UNICA FIBRA DI AMIANTO INNOCUA è QUELLA CHE NOI NON RESPIRIAMO. Informiamo che il progetto è a disposizione di qualsiasi cittadino in Comune, Provincia e Regione e che ognuno ha 6° giorni di tempo dall’avviso pubblico (23 dicembre scorso) per presentare le osservazioni.

Firmato
Pasquale Colantonio
Fabrizia Arduini


mercoledì 5 novembre 2008

Amianto a Chieti



Non solo il quartiere di Filippone ha le sue case Ater con l'amianto. In via Milano i tetti delle palazzine Ater sono in Eternit, così come i serbatoi dell'acqua nelle soffitte, e chissà cos'altro.
La Ater, per Filippone, ha dichiarato sulla stampa (Il messaggero 5 novembre 2008):
«Certo che l'eternit costituisce grave rischio per la salute e va eliminato, ma le colpe non possono essere addebitate all'Ater». «Nelle palazzine alcuni appartamenti sono stati acquistati e riscattati, per cui le situazioni che si creano vanno viste e si trasferiscono nell'ambito delle competenze del condominio e non più dell'Ater». «Le infiltrazioni nascono da una casa privata. Abbiamo avvertito gli interessati del problema della colonna di scarico della palazzina dove insistono quattro proprietari su otto, per cui i lavori di manutenzione sono a carico del condominio»
In via Milano, come a Filippone, molti appartamenti sono stati riscattati, con tanti sacrifici, ed ora i proprietari e gli inquilini si ritrovano con questa situazione “sopra la testa”...
A suo tempo l'Ater aveva dichiarato che l'eternit del tetto era “in buono stato” e quindi non c'era una situazione di pericolo. Ora che gli inquilini sono diventati proprietari, perciò “responsabili”, dovranno pagare per la messa in sicurezza o per lo smaltimento.
A Filippone si sono chiesti: «Ma gli altri Enti, come il Comune e l'Azienda sanitaria, non hanno da dire nulla per quanto rientra nei loro compiti istituzionali?»
Ma c'è da chiedersi ancora: vendere gli appartamenti libera automaticamente dalle responsabilità l'Ater? E' giusto che sono i nuovi proprietari, alcuni ignari della situazione, a dover pagare? I costi dello smaltimento sono proibitivi, e nonostante la legge sia in vigore da tempo nulla è stato ancora fatto a favore dei cittadini. Mancano seri piani di incentivi, che diano la possibilità a chi ha, suo malgrado, un manufatto in amianto di potersi permettere il corretto trattamento.
I proprietari hanno “paura” di autodenunciarsi, per il timore di andare incontro a spese per loro insopportabili, specie in questo periodo di crisi. A volte si è costretti a “rischiare” la salute, se piange il portafoglio...
Chi deve controllare se l'eternit è “in buone condizioni”? Ma soprattutto, chi deve pagare?
E' sempre il cittadino, il singolo, a pagare le conseguenze di una cattiva gestione delle risorse...
Il presidente dell'Ater, Sperduti, aggiunge alla fine dell'articolo:
«Ma voglio lanciare un messaggio ed è quello di rassicurare gli inquini che l'Ater non li ha mai abbandonati, sensibile ai problemi dei cittadini, e interviene con responsabilità e tempestività quando ciò si rende necessario, ovviamente nell'ambito delle proprie competenze».
Sembra quasi una presa in giro...









martedì 21 ottobre 2008

Amianto in Abruzzo

La Regione Lazio ha deciso di fare la mappatura dell'amianto!!!
E l'Abruzzo cosa fa?
Cosa stanno facendo?
Le domande sono tante, le risposte mancano sempre...

mercoledì 1 ottobre 2008

Amianto a Chieti, problema reale da non trascurare

http://www.chietiscalo.it/amiantoachieti300908.html

Il tema dell'amianto è molto complesso e di non facile assimilazione. Manca l'informazione, e mancano gli strumenti per risolvere i problemi legati alla nocività di questo materiale. La legislazione è insufficiente, o comunque male applicata. Il problema c'è e rimane, e la soluzione è assai lontana. Ci sono i casi eclatanti di Monfalcone e Casale Monferrato, tornati alla ribalta di recente in alcuni programmi televisivi, ma in molte delle nostre case ci sono piccoli o grandi quantitativi d'amianto invisibili, dei quali non ci rendiamo conto della pericolosità. La nocività dell'amianto è accertata, e ultimamente si è arrivati a considerare che anche una sola piccola fibra ha il potenziale, pur se a distanza di molti anni, di provocare danni alla salute. Asbestosi e Mesotelioma le principali malattie provocate, ma a quanto pare anche altri tipi di tumori, a detta degli abitanti delle ormai famose “White”, le case all'amianto di Milano.
Nella nostra città ci sono innumerevoli canne fumarie in eternit, alcuni tetti, e tantissimi capannoni nell'area industriale dello scalo. I tubi o gli altri manufatti sono invisibili agli occhi, ma non certo alla salute. Chieti purtroppo ha numerose emergenze ambientali, e questa è una delle tante. Mancano degli incentivi adeguati alla messa in sicurezza o alla dismissione e smaltimento e agli ignari possessori dei manufatti pericolosi non resta altro da fare che “non pensarci”. Tra l'acqua inquinata che abbiamo bevuto, l'aria che respiriamo ogni giorno, e tutto quell'inquinamento visibile e invisibile che tartassa le nostre esistenze certo non è facile occuparsi di un problema come questo. Un passo alla volta, un problema alla volta, mentre Chieti sta cercando di dotarsi della “certificazione ambientale”, a quanto pare. La strada da fare è ancora tanta, e manca la comunicazione ai cittadini, manca la corretta informazione e l'indicazione della giusta strada da percorrere per risolvere i problemi contingenti. La redazione di Chietiscalo.it sta effettuando una ricerca approfondita sul tema amianto, e il video pubblicato di recente ne è solo una piccolissima parte. Ci sono problemi più importanti, è vero, ma tutti i problemi relativi alla nostra salute sono di importanza fondamentale per la vita di tutti. Collaboriamo per cercare di migliorarla.
L'amministrazione comunale è pregata di farsi carico di questo problema, e di spingere verso le autorità preposte per una sollecita risoluzione. Nel frattempo speriamo che i “nostri” manufatti in eternit reggano il passare del tempo, siano “eterni”, come voleva indicare il nome a loro assegnato in passato. Purtroppo le conoscenze successive hanno disatteso questa prospettiva, e i morti per amianto ne sono il triste costo.
M.M.

Articolo del 30 settembre 2008

sabato 27 settembre 2008

domenica 22 giugno 2008

Comunicato stampa sull'amianto a Chieti

Il Meetup di Chieti sta realizzando una ricerca approfondita che riguarda la “situazione Amianto” nel Comune di Chieti.

L’Amministrazione Comunale, nella persona dell’Assessore all’Ambiente, Dott. Bassam El-Zohbi, ha trasmesso in data 18 Giugno un comunicato stampa relativo al piano di incentivazione per lo smaltimento di piccole quantità di Amianto (Delibera della Regione Abruzzo n. 367 del 24 Aprile 2008).

La Delibera impone grossi limiti all'accesso al contributo; il Meetup chiede a codesta Amministrazione di fare pressione sugli organi regionali per improntare un piano reale di smaltimento, più consono alla situazione critica presente nel territorio comunale. Infatti, già coloro che hanno più di soli 30 mq di manufatti in amianto sono automaticamente esclusi dal contributo. Chi ne possiede ingenti quantità e non ha le possibilità economiche per smaltirlo è così portato inevitabilmente a “gettarlo” dove capita, soluzione sicuramente più “conveniente” sotto il profilo economico ma pericolosissima sotto il profilo della salute.

Da indagini approfondite sul territorio si è evinto che la quantità di amianto presente a Chieti, soprattutto nella zona industriale di Chieti Scalo, costituisce un grosso pericolo per la salute, essendo i manufatti esistenti in pessime condizioni di manutenzione (moldi edifici sono di fatto abbandonati da anni).

Da più di un decennio dalla prima legge promulgata in Italia (L. n. 257/92), siamo a conoscenza della pericolosità dell'amianto, però fino ad ora pochi ne parlano o cercano di proporre soluzioni concrete.

Tutelare la salute dell’individuo-cittadino è uno degli obblighi a cui l’Amministrazione Comunale deve far fronte come diretta referente del cittadino stesso.

Il Meetup chiede che le istituzioni trovino una soluzione dignitosa (il contributo stanziato è infatti, al massimo, di soli € 135) e chiedono maggiore chiarezza su quanto si sta facendo per risolvere questo problema.

venerdì 20 giugno 2008

Incentivi per lo smaltimento dell'amianto? Per adesso solo una farsa!

Il Comunicato Stampa del Comune di Chieti del 18 giugno 2008 comunica ai cittadini che la Regione Abruzzo ha definito i criteri per la concessione di contributi a fondo perduto per la rimozione e smaltimento di piccole quantità di materiali contenenti amianto.

Nel sito istituzionale del Comune di Chieti si possono leggere e scaricare le informazioni per accedere al contributo, alla voce “ecologia e ambiente”.

Molti sono i dubbi a riguardo, soprattutto per le “condizioni” di accesso ai contributi. Innanzitutto il quantitativo stabilito, sicuramente molto basso, che limita di molto l'accesso alla contribuzione.

L'avviso, infatti, specifica che

La spesa massima ammissibile è stata quantificata in € 450,00 (IVA inclusa) per ogni singolo intervento di rimozione e smaltimento di amianto per quantitativi inferiori a 30 m2 di superficie e 450 kg di peso. .... Il contributo massimo erogabile per ogni singolo intervento di rimozione e smaltimento di amianto per quantitativi inferiori a 30 m2 e 450 kg, è pari al 30 % della spesa massima ammissibile di € 450,00 (IVA inclusa) e cioè, è pari a € 135,00 (IVA inclusa).

Le somme saranno erogate in cifra fissa, nel limite sopra indicato, e non in percentuale rispetto alla spesa effettivamente sostenuta. Tuttavia la somma erogata non potrà in alcun caso essere superiore al 50 % della spesa effettivamente sostenuta e documentata.”

Quindi??? Il privato quanto può spendere e quale contributo può avere, in pratica?

Se la cifra massima erogata è di € 135,00 (IVA inclusa), che è il 30% della spesa massima, come fa ad arrivare al 50% della spesa sostenuta?

La domanda di contributo è formata da una autocertificazione nella quale il proprietario attesta

  1. la proprietà dell’unità immobiliare o dell’edificio, se l’unità immobiliare coincide con l’edificio, nel quale è presente il manufatto contenente amianto ancora in opera da rimuovere;

  2. la conformità agli strumenti urbanistici vigenti dell’unità immobiliare e/o dell’edificio;

  3. l’attestazione di aver adempiuto agli obblighi previsti dalla normativa tecnica emanata in applicazione dell’articolo 6, comma 3, e dell’articolo 12, comma 2, della legge 27.03.1992 n. 257 (DD.MM. 06.09.94 e 20.08.99) ed in particolare l’adozione di un programma di controllo del materiale in sede in attesa della rimozione, secondo le indicazioni di cui al punto 4 del DM 06.09.94; (qui il primo scoglio... non tutti sono in grado di ricercare e studiare le leggi citate per poi capirle ed applicarle...)

  4. la titolarità, ove ne ricorra il caso, dell’impresa artigianale a conduzione familiare, con indicazione degli estremi dell'iscrizione alla C.C.I.A.A.;

  5. la cessione in uso a terzi (locazione, comodato, usufrutto ecc.) fornendo, se ricorre il caso, copia dei relativi contratti;

  6. la tipologia di materiale da rimuovere e il suo quantitativo espresso sia in m2 (superficie) che in Kg (peso); (Come “pesare” il materiale, soprattutto se è poco accessibile e se non si è dotati di idonei strumenti e di idonee competenze per il calcolo adeguato?)

  7. l’ubicazione del manufatto da rimuovere, con esplicito riferimento alla sua posizione rispetto al piano di calpestio. (infatti una ulteriore specificazione stabilisce un limite massimo di altezza limitatamente ai materiali classificati come “compatti”, posti ad altezza max di m. 2,00”. I manufatti più in alto, quindi, non rientrano nell'incentivo...)

  8. l’impegno a servirsi per la bonifica di una delle imprese convenzionate. (L'elenco delle imprese dov'è?... altra cosa da cercare...ah, già, è solo un “impegno”!)

E ancora... sulla: Erogazione dei contributi

Il Comune provvederà, pertanto, ad erogare i contributi ai soggetti privati a consuntivo, dietro presentazione della documentazione attestante:

  • il corretto smaltimento del materiale (copia del formulario di identificazione del rifiuto, firmato dal gestore della discarica a cui è stato conferito); (altri documenti...)

  • l’effettiva spesa sostenuta (copia di bonifico bancario). In ogni caso il contributo erogato non potrà essere superiore al 50 % della spesa documentata effettivamente sostenuta e, contemporaneamente, non potrà superare l’importo massimo di € 135,00 (30% del costo massimo di convenzione). (di nuovo le percentuali...)....

Poi, altra precisazione: “Non sono ammesse più domande per lo stesso edificio, la stessa unità immobiliare o la stessa area”. Quindi... se due o più condomini hanno dell'amianto da smaltire, ma fanno parte di uno stesso edificio, hanno diritto o no agli incentivi? E “lo stesso edificio, la stessa unità immobiliare” e “la stessa area” come e da chi vengono stabiliti?

In conclusione il privato dovrebbe fare la domanda, entro il 31.07.2008, provvedere a compilare tutta la documentazione necessaria e aspettare. ...Poi:

L’ammissibilità della domanda di contributo sarà comunicata dal Comune al soggetto richiedente entro 30 gg. dalla su indicata scadenza. (primo mese...)

Il Comune, negli stessi termini, provvederà alla trasmissione della documentazione presentata all’AUSL e alla Regione ai fini della priorità di assegnazione del contributo.

L’AUSL, a sua volta, entro 30 gg. dalla ricezione della documentazione da parte del Comune e, comunque, entro 150 gg. dalla pubblicazione sul BURA della DGR n. 367/08, provvederà a verificare che i richiedenti abbiano provveduto ad adempiere agli obblighi (piano di lavoro) previsti dalla vigente normativa per i lavori di bonifica e che siano stati assolti gli obblighi previsti dall’All. 2 alla richiamata DGR n.367/08. (di nuovo le leggi, e di nuovo scadenze contraddittorie. Dovrebbe essere il secondo mese... Allora, 30 gg dalla domanda per il comune più 30 gg dalla ricezione dal comune dei documenti (che si spera vengano inviati subito), fanno, ottimisticamente parlando, i primi due mesi. Poi si ricerca la data della pubblicazione sul Bura e si verifica che non siano vicini i 5 mesi dalla pubblicazione...)

Entro i successivi 30 gg. la Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia della Regione Abruzzo, in relazione agli elenchi delle domande ricevute e nei limiti di stanziamento del corrente anno 2008, provvederà all’assegnazione al Comune dei contributi a fondo perduto.” (un altro mese....)

Poi si passa all'erogazione dei contributi, che sono a consuntivo, quindi a lavoro fatto. Comunque il Comune deve aspettare “l’assegnazione dei fondi dalla Regione”.

In seguito il Comune si impegna a:

  • comunicare ai soggetti privati la disponibilità o l'eventuale esclusione dal contributo; (ma non era già passata l'ammissibilità al contributo? Non bastava quella?)

  • comunicare ai soggetti privati beneficiari del contributo l’elenco delle aziende convenzionate operanti sul territorio che svolgono il servizio di bonifica e smaltimento dei piccoli quantitativi di materiali contenenti amianto. (solo ora? Ma per avere il contributo il lavoro non deve essere già realizzato?)

E poi viene il bello:

Inammissibilità della documentazione per l’erogazione dei contributi-revoca

A insindacabile giudizio del Comune, il contributo non potrà essere erogato quando venga accertata anche una sola delle condizioni sotto elencate:

  1. la domanda di contributo contiene dichiarazioni non rispondenti al vero;

  2. il quantitativo, effettivamente rimosso e smaltito, è superiore del 20 % rispetto a quello massimo ammesso; (e qui ci risiamo con il calcolo del peso...)

  3. l’intervento è stato realizzato mediante una impresa autorizzata ma non convenzionata; (si può essere “autorizzati” ma non “convenzionati”?)

  4. l’intervento è stato realizzato senza la preventiva presentazione all’Azienda USL del piano di lavoro; (altra carta....)

  5. l’Azienda USL ha elevato verbale di contestazione del mancato rispetto delle norme di sicurezza nell'esecuzione dei lavori; (e la colpa è del privato? Non dovrebbe essere della ditta?)

  6. manchi l’idonea attestazione del corretto smaltimento dei rifiuti di amianto; (sempre a cura del privato?)

  7. manchi l’idonea attestazione della spesa effettivamente sostenuta. (carta, sempre carta... smaltiamo anche quella?)

In conclusione, una buona iniziativa ha talmente tanti “intoppi” da vanificarla. Chi riesce ad effettuare tutto il percorso su descritto sarà premiato da ben € 135,00 di incentivo. Ne vale la pena?


20/06/2008 M.M.

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